LA COMPLESSITA' DELLA NOSTRA MENTE


La memoria non contiene solo quello che siamo in grado di ricordare coscientemente ma l’insieme di processi cognitivi automatici ed impliciti. Facendo una macro distinzione è possibile suddividere una memoria a breve termine/a lungo termine, memoria semantica/episodica, memoria esplicita/implicita.


L’interazione tra questi sistemi di memoria è modulato dagli ormoni dello stress: una risposta fisiologica allo stress (Roozendaal B.¸ 2002). Sembra essere lo stress il maggiore imputato del fenomeno del vuoto di memoria (oblio o black out): piccole dimenticanze ma anche grandi che possono portare a conseguenze gravissime.

Il tristissimo fenomeno dei bambini dimenticati in auto rientra in questa particolare situazione.

Il cervello delle madri, per una questione puramente biologica, funziona diversamente da quello dei padri e riconosce come priorità assoluta l’accudimento della prole. È cioè più probabile che il padre possa essere distratto dalle necessità del bambino, se si trova alle prese con altre necessità, relative, per esempio, al suo lavoro, invece alla madre è meno probabile che possa accadere. Nei padri questo istinto è meno marcato.

Ma stress, la deprivazione del sonno, le preoccupazioni e la stanchezza fisica potrebbero causare un vuoto di memoria anche in una mamma.
Un recente studio longitudinale (Sturge-Apple ML, Jones HR, Suor JH., 2016) ha proprio valutato l’associazione tra stress, funzioni esecutive e “sensibilità materna”.
Lo studio ha esaminato un campione di 185 madri ed ha dimostrato  come la “sensibilità materna”  e la capacità di memoria e di controllo inibitorio possono essere danneggiate in situazioni di stress e rischio socio-economico. Purtroppo poche ricerche hanno documentato quali siano i complessi meccanismi alla base di questa associazione.
Un altro elemento che potenzialmente porta al rischio oblio è costituito dal multitasking, cioè la capacità di svolgere più azioni contemporaneamente: dagli studi emerge che le persone stressate tendono a svolgere più azioni contemporaneamente e ciò può portare a carenze di attenzione crescenti fino ad arrivare a veri e propri buchi nella memoria.
Alcune ricerche scientifiche hanno indagato a fondo il modo in cui il multitasking possa interferire seriamente con la memoria a breve termine e i processi decisionali degli adulti e degli anziani. In un esperimento alcuni soggetti erano invitati ad attraversare un tratto di strada trafficata senza alcuna distrazione oppure parlando a un telefono cellulare. Come risultato, nella seconda situazione gli adulti apparivano più titubanti e impiegavano molto più tempo nello svolgimento del compito. Questo spiega come l’abilità del cervello di far fronte a più stimoli e informazioni di diversa natura abbia un limite, oltre il quale può generarsi una sorta di tilt o, appunto, un black out temporaneo.
Per questo è importante non trascurare mai i sintomi di un forte stress che può produrre piccole o grandi défaillance.
Certamente non tutti questi casi portano a blackout totali della memoria, tuttavia rappresentano un’anticamera del disturbo su cui è importante intervenire in maniera preventiva.




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